terremoto

A volte ti manca l’aria. E dove stai non vuoi stare più. Pensi tutto e il contrario di tutto nell’arco di pochi mesi. Pensi che Roma non fa più per te, perché ogni volta che esci fuori dal recinto, dai posti sicuri riaffiorano come chiodi i ricordi. E li senti nella carne.

Così ti prendi del tempo, lo fai stando a casa, complice l’influenza e lì, sullo stesso divano rosso, elabori i tuoi pensieri. Sempre gli stessi da mesi. Probabilmente da anni ma che hai stanato con qualche palliativo. Così la tua casa che hai costruito con tanto amore e tanti sacrifici devi abbandonarla. Intanto con la testa, poi arriverà il giorno in cui lo farai anche con il corpo.

Roma è ostile. Distante. Purtroppo è lei, per tante cose. Per il dolore, per l’insoddisfazione, la frustrazione. In tutte le sue forme. E io se voglio del tutto rinascere devo percorrere una strada nuova, una vita nuova.

Già cammino, corro, amo, progetto ma spesso mi volto indietro. E vedo macerie.

“Dopo il terremoto, dopo che l’energia scarica sul suolo tutta la sua forza distruttiva, c’è un attimo di silenzio, i crolli immediati cessano, le lacrime e le urla sono ancora trattenute. Poi urla strazianti, grida di dolore e di richiamo. Si fa la conta”.

In Italia dopo un terremoto si costruisce altrove. Si abbandonano i centri storici e si da vita ad un nuovo paese.  A me non piace.

 

partenze

Un’altra separazione. Un altro viaggio. Un altro ritorno a Roma. Un altro volo Ryanair che assomiglia sempre più ad un suq. Chiudere gli occhi è impossibile. Riposare la mente anche. Una proposta dietro l’altra: il gratta e vinci, il profumo, il caffè lavazza, il dolce e il salato. Se pensassi di essere un po’ fortunata acquisterei un gratta e vinci. E se pure la vita fosse un gratta e vinci ? Allora ci proverei. Prenderei tra le mani il biglietto patinato e colorato e con una moneta scoprirei i numeri.

Da qualche settimana la mia postazione di lavoro si è trasformata in un terminale dell’adecco. Trascorro le ore a mandare curriculum. Prima solo su Palermo. Ora anche su Roma e in Spagna. Le cose cambiano. E ciò che prima ti sembrava impossibile ora ti sembra quasi normale. Necessario.

Roma non fa per me. Non è il lavoro, almeno non è solo quello.
È la vita che ti cambia. È la vita che cambia. Roma appartiene a un passato che non mi ha reso felice se non per brevi istanti.

Sono ospite. Mi sento a mio agio solo a casa o in ufficio. E non sempre. E infatti sono quelli i posti che frequento di più. Mio malgrado. Guardo casa e vorrei renderla più mia. Poi però mi chiedo se davvero ne valga la pena visto che dovrò lasciarla. Perché lo voglio.