Primo soccorso

Ha il suo fascino. Cinquant’anni, se non di più. Un filo leggero di perle intorno al collo e due grosse perle appese alle orecchie come addobbi. La camicia sagomata che sembra, per effetto del proiettore, color perla. Di seta. Come i capelli,di un colore indefinito tra il biondo e il bianco. Sarebbe curioso se avesse 15 anni meno. Curioso? No, forse la parola giusta è interessante. Anche se io so stare solo al mio posto e credo che di questo un giorno mi pentirò. Sarà in quel momento che capirò quante cose mi sono perse. E quante cose non recupererò mai. Ho fatto rinuncia oggi. Per amore. Ancora una volta, per amore. L’ho fatta. Punto. Basta questo.  Tutto il resto verrà da se.  Oggi la mia vita sarebbe potuta cambiare o anche il contrario. Intanto è tutto rimandato. A tempi migliori. Passa il tempo e sembra non passare. Speravo di trovare più comprensione, più empatia. Mi si chiede ma non mi si dà. Funziona così. C’è un anello debole e uno forte.  E a questo giro sono, anche a questo giro, l’anello debole. E non posso essere altro che questo. Ci ho lavorato, anzi non ci ho lavorato e questo sono. Mi è tutto chiaro. Lo scelgo, lo analizzo, lo sviscero, lo frullo, lo metto in freezer per giorni come se fosse un tocco di carne macellato. Poi però non sai finché non lo mangi che sapore e che consistenza ha. Se ci sono nervature, se i pezzi andavano frullati ancora di più. Lo scopri poi. Ancora non sono arrivata alla fine della catena “dal produttore al consumatore”. E vorrei farlo per capire cosa ho frullato. E rimandare mette ansia, una attesa non necessaria. E ritorna tutto a galla come la merda. La donna merda.

#prayfororlando

Una strage. Un ragazzo di 29 anni che uccide dei suoi coetanei. Lì in America, in Florida, ad Orlando. Non importa che lui sia di origine afghane e non importa nemmeno che i morti, le giovane vittime, gli uomini e donne rimasti inermi a terra siano gay. Che importanza ha? Se sei frocio, se ti baci in pubblico, se urti la sensibilità di qualche ragazzo squilibrato o qualche finto uomo per bene allora si può imbracciare un fucile, impugnare una pistola o qualsiasi altra arma che possa colpire come in un video game e boom! sbang! e tutti giù per terra. Così sono 50 i morti. Di solito la mattina con mamma commentiamo i fatti eclatanti del giorno prima, della notte. E’ successo per Parigi. Per Bruxelles. Per la Siria. Per la rivoluzione dei gelsomini. Questa volta silenzio. Forse per rispetto alle vittime.

esterno giorno

l’odore acre di benzina, il lamento dei gabbiani, un rumore di sottofondo come di un motore fuoribordo. Se chiudi gli occhi è mare. Senti la brezza sulla pelle, il sole tiepido delle nove del mattino, guardi l’orizzonte e sembra quasi che l’acqua di mare con il suo sale sia diventata una chiazza di olio. Giù, in fondo a sinistra, intravedi la sagoma di Ustica che si allunga. Alle spalle delle case basse, di pescatori, sghembe, senza armonia. Dai colori disparati (e anche disperati). Una nota stonata: la villa del Sindaco, ormai decadente come lui. Ti piace farti dondolare dalle onde, onde lunghe. Ritmate. Onde che leggermente sbattono sulla chiglia della barca. Come se facessero l’amore. Dolcemente. Tu e il mare. Nessun altro. Perché è così che ora lo desideri. Poi apri gli occhi e ti ritrovi curva su una scrivania a ticchettare sulla tastiera. L’odore di benzina è quello di una motozappa o forse di una falciatrice intenta a sistemare i giardini del Quirinale. Il rumore è il loro. I gabbiani sono quelli che volano sui cieli di Roma e si bagnano nel Tevere e mangiano dai cassonetti. Il dondolio non è altro che il mal di mare che non c’è.