la verità è

che io non so davvero come sarebbe vivere a Palermo. Ieri ci sono state le prove generali e per quanto io ami quella città forse avremmo bisogno tutti di altro. Ma non si può fare tutta la vita su e giù. Arriva un momento, uno qualunque, in cui bisogna scegliere o rischiare. per molto tempo non ho scelto, non ho rischiato. Ho fatto scegliere agli eventi. Alle cose. Forse le scelte le ho solamente subite, almeno in ambito professionale. E continuo ad essere combattuta. Vorrei poter portarmi dietro quello a cui tengo. Vorrei ricominciare altrove. La verità è che ciò che mi ha stancata è innanzitutto Roma. Però ieri Ballarò era bella. Ma siamo all’anno zero. Ciò che a molti meraviglia a me non stupisce: Forse di queste cose ne ho viste tante. Perché in fondo il mondo lo conosco o forse non mi stupisce più nulla. Qualcosa mi diverte. Se Palermo offre questo io provo a viverla. Vivere nella realtà, non scollata come è stato fino ad oggi. Ma forse è un concetto troppo complicato da poter seguire, condividere. Forse sì. Forse per seguirlo dovrei abbandonare alcune cose, desideri, progetti.

Ciao Roma

Eppure ci sei passata centinaia di volte. Tante di quelle volte che non le puoi più contare. Le tue scarpe hanno calpestato l’asfalto rovente, terroso, scivoloso, pisciato, di birra. I tuoi pensieri sono scivolati dietro ai tuoi passi. A volte rallentando la tua andatura altre volte invece ti hanno rincorso e per non farti prendere hai corso anche tu, più veloce, come se non dovessi perdere un treno. E di treni ne hai persi tanti. 
Camminando a sinistra un parcheggio di autobus sgangherati (ATAC – Roma capitale), arancioni, impolverati, con i numeri luminosi rigorosamente spenti. Poi oggi c’è sciopero ed è più triste del solito. Non c’è la vita di sempre. Che a pensarci bene da turista è pure bello ma quando ci vivi odi tutti. Il pendolare, l’ambulante, lo studente, la mamma, la nonna e tutta la compagnia. 
Attraverso il piazzale, quello dei Cinquecento, e incrocio una suora con l’abito bianco, candido. Lei è scura forse delle Filippine. Non lo so ma non mi importa. Però penso che un giorno lontano avrei sorriso. E avrei pensato quanto è bella Roma. Quanta è bella perché mi sorprende e mi stupisce. Oggi invece penso che non lo penso più. Ciao Roma. 

l’ultima notte felice del mondo

L’ultima notte felice del mondo può arrivare così mentre meno te l’aspetti, mentre in forno a 180 gradi una torta salata con salmone, zucchine e stracchino gonfia. Prende forma. Almeno lei prende forma. E si colora. Abbandona quel pallore del crudo e diventa dorata. La guardi e pensi che tutto sommato hai fatto un buon lavoro, tra una telefonata e l’altra. E un bicchiere di birra molto italiotto. Nastro azzurro. Per fortuna se apri il frigo ormai non c’è più il rischio di rimanere a secco. Qualcosa da scolare e ingurgitare la trovi sempre. L’ultima notte felice del mondo scopri che se lo scrivi su google è tra i primi risultati, prima i Baustelle. Beh, del resto è una loro idea. Io l’ho rubata. Mesi fa, oramai. L’ultima notte felice del mondo capisci che se non vuoi sentire nessuno devi solo staccare il telefono. Del resto chi ha più ormai i numeri di casa?

L’ultima notte felice del mondo Rai3 decide:  “allacciate le cinture”. E non ce la posso fare.

Casa, come il lavoro, sembra l’unico posto sicuro. Uscire è troppo, ora. Di nuovo. Chissà cosa è scattato. Fuori fa paura.  Fa freddo. Non è sicuro. Non c’è nessuna calamita che ti attrae. Quella sta sul divano, quello rosso (sempre lui).

E ad un tratto hai paura di tornare indietro. Di non avere scampo. E che ormai te la porti dietro. Forse va così per la distanza, per Siviglia, per Roma. Va così. E non diversamente.

Chissà altrove come sarebbe.

Vergogna

Un po’ mi vergogno. Perché sono grande e forse non è più consentito sognare. Ma io nei sogni mi perdo, ancora. Per fortuna. E quando mi lascio alle spalle la pesantezza della quotidianità, l’incertezza del futuro e l’ansia della precarietà. Volo. In alto. Pure se piove, come stamattina. E poi con il tempo libero che ho leggo storie, vedo foto e immagino vite. Quelle degli altri. Anzi no. Quella nostra. E vorrei ( e lo so che ti arrabbi mentre a me si forma un nodo in gola) che a volte quelle vite fossero anche in minima parte la nostra. E invece no. C’è questa pesantezza che ci porta via. Il sorriso. La spensieratezza. Ogni momento. Ogni singolo momento è appesantito. Ogni cosa che potrebbe essere bella perché semplice cambia forma. Penso a quando siamo andati a Menfi. E alle lamentele per il posteggio. Per il passeggino. Lì a ricordarmi (nonostante fossimo munite di passeggino) e a ricordarlo al mondo intero che “lei è convinta che i bambini sono grandi. Siamo le uniche che non ci portiamo dietro il passeggino”.

Non so perché ci sto pensando ora. Boh. Forse penso a un giorno qualunque che poteva essere di serenità e invece qualcosa come sempre è andata storta. Io la ricordo così quella giornata. Magari tu hai altri ricordi.

Ridiamo amore? Riusciamo più a guardarci negli occhi con amore? Abbiamo più quella luce sul volto? Mi capita spesso di guardare le foto di una estate fa. Quelle del nostro profilo e gli occhi ridono. Il cuore batte.

Lo preciso perché non voglio equivoci. Non ne hai colpe. E se ci sono non sono solo tue. Ma ti sto dicendo quello che a parole spesso non riesco a dire. E per me non è da adolescenti scrivere. A me viene meglio farlo così. Da sempre.

A volte penso a noi, ai bambini. A noi che CON IL PASSEGGINO andiamo in giro per Palermo. Per la città. Che viviamo. Vorrei fossimo altro. Vorrei che ci impegnassimo per diventare altro. Lo so che è rischioso e scivoloso questo ragionamento ma non posso tenerlo dentro. Non posso più. Mi pare che manchi qualcosa? Cosa? Intimità? Condivisone? Progettualità ? Crederci veramente? L’amore no. Almeno non per me. Non starei qui a scriverti queste parole

Per ora è stato tutto in salita. E non sappiamo come sarà poi. Ma amore ho bisogno di sentire qualcosa che mi manca. Forse sei tu che mi manchi. Sentire che mi vuoi. Che mi desideri. E non parlo di sesso. Di letto. Parlo di testa. Di mani. Di cuore. Di occhi. Di parole.

Tua