A.C. – D.C.

La storia spesso si divide in prima e dopo. La storia del mondo e la storia di ognuno di noi. Anche la mia storia, la mia vita ha un A.C. e un D.C.

C’era un tempo in cui certe cose non avevano spazio. Non avevano testa, aria e sangue. Non avevano gambe. 

C’è un tempo per ogni cosa. Per un prima e per un dopo. 

C’è un tempo per la croce e un tempo per i chiodi. Affilati, con la testa dorata, a martello.

C’è un tempo in cui i chiodi servono per tenere le cose attaccate. Non basta la colla. Non basta la volontà. 

C’è un tempo sbagliato e uno da vivere. 

I treni

Quando il treno passa dopo dieci anni un po’ sorridi e un po’ sei triste. Un po’ ci pensi. A come sarebbe stato nel 2006 e a come sarebbe oggi, nel 2016. 
In mezzo ci sono stati tanti viaggi. A volte senza ritorno. Quelli per cui ha già deciso che cosa vuoi, cosa desideri, come va a finire.
Poi di certezze ne hai sempre poche. Ogni momento, ogni istante può essere quello giusto per cambiare. 
E se succede che ti viene proposto di lavorare come se fossi nel 2006 e decidi che “no, non è più il momento” e non vacilli significa che hai scelto una strada. Per fortuna. 
Ormai sei una pendolare sentimentale, divisa a metà tra una città in cui lavori e un’altra in cui vivi. 
Si vive sospesi. Si vive come le foglie sugli alberi di autunno. Non è poesia, è la vita che cambia.

Atterrare a Palermo

E pensare di essere altrove. Sarà che è ormai buio anche se è pomeriggio. Sarà che è novembre, anche se non se sembra. Sarà che è autunno e vorrei che fosse primavera. Per avere l’estate davanti. Sarà che l’aria è tiepida a Palermo come a Roma. Sarà che mi manca viaggiare, spaziare. E che è ho voglia di Grecia. Sarà che va bene così. Ci sarà un tempo in cui avrò il tempo. Disporrò del nostro tempo e saremo finalmente due amanti, come sabato al Biondo o poi davanti a una birra e un bicchiere di vino. Siamo invece catapultate altrove. In una dimensione che è difficile da gestire, da vivere.