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Fake

Confesso: ho un profilo falso su facebook. Creato in uno di quei momenti di follia che hanno accompagnato le prime settimane dalla separazione. Scrivo poco, quasi niente. E come nelle più banali storie l’ho creato per controllare l’altra. Facendomi spesso del male. Ieri dopo tempo ho postato un pezzo di “questa strada” di Baricco e…l’altra ha messo mi piace. Sa che sono io e mi chiedo perché a)non mi cancella b) mette mi piace. Ma tanto una risposta non c’è. Non la conosco e non posso esprimere giudizi se non quelli scontati di una donna ferita e tradita. Io, però, non l’avrei mai fatto anche perché le parole sono forti e sono, ovviamente, dedicate. Poi ci sono le mie sensazioni, che sono la cosa peggiore. Le tengo per me. Solo una per gli altri: sta male non l’altra ma lei.

Lo sento. E mi dispiace. O forse sta meglio di tutti. Perché lei guarda sempre avanti. Non curandosi delle macerie che si lascia dietro e attorno. Quanto vorrei che fosse la donna che ho visto, con cui ho convissuto per mesi, che mi ha amata. Invece di vedere, sentire, percepire una persona di cui mi avevano parlato tutti allo stesso modo. Mi dispiace, per me che mi sono fidata ma non sarei stata in grado di fare diversamente e per lei che starà sempre male con la sua irrequietezza. Ho la sindrome da crocerossina, forse vorrei salvare il mondo. Gli altri, ma prima credo di dover salvare me stessa. Ma è faticoso. Giorno dopo giorno sento il bisogno di staccare, di cambiare. A volte penso che il primo passo sia iniziare da casa: spostare la stanza da letto nell’altra stanza. Dipingere una parete. Spostare il divano, il tavolo, la credenza. Per dare un altro aspetto. Penso spesso, invece, di prendermi una pausa lunga. Tornare a casa. Ho ricominciato a sentire Palermo come casa. Mi sento più protetta. Almeno così mi pare. E diventa sempre più forte il desiderio di lasciare Roma, ormai una nemica del tempo e dell’amore. Per non parlare del lavoro che in nove anni mi ha incatenato. Mi ha messo con le spalle al muro. Portandosi mese dopo mese un pezzo di me, della mia vitalità. Ed è in questi casi che penso che forse un torto in questa storia ce l’ho. Io non ero felice, avevo sotto pelle una grande insoddisfazione perché ero/sono frustrata. Su di lei ho riversato amore, tempo, progetti e futuro. E ora?