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Ancora

Più si avvicina, più si allontana. Potrebbe essere una affermazione ma anche una domanda. E, manco a dirlo, la risposta non la conosco. Sarebbe bello però che fosse realmente così. E forse solo così si spiegano le lacrime di domenica. Il cercarsi allo specchio con il volto rigato dal pianto. Accendersi una sigaretta. Respirarla, con la stessa intensità di un anno fa. Nello stesso salone, del libro. Nella stessa Torino. Come se il tempo si fosse fermato. Mi fa paura. Mi angoscia. Mi disorienta. Dicono che è normale. Sarà la ricorrenza, la rabbia che non mi abbandona.  Ancora. Cerco spiegazioni e le trovo (più gli altri che me) nel futuro, nel presente. In quello che sto per fare. Se va bene avrò qualcosa, qualcuno di bello a cui pensare. Sarò costretta a guardare al futuro. Come se tutto il resto non bastasse. Io per prima.

non c’è tempo

A domanda rispondo. Ma non puoi venire? Ormai non c’è più tempo, la prossima settimana inizierò sicuramente con la terapia e non so quanto sia opportuno viaggiare coi farmaci.

Ma così non faremo l’amore. Non ne avrai voglia. E’ possibile, ma non lo so. Non mi ero posta il problema. Ormai è partito il conto alla rovescia. E la banca aspetta solo me. E io aspetto solo loro.

Così scorrono le ore di una domenica mattina a distanza, da giorni. Una di quelle distanze che sembra incolmabile. Per cui non bastano più le parole parlate al telefono, le emiticon di whatsapp, le canzoni condivise su facebook.

Siamo a circa mille km di distanza, ma a volte, certe notti, sembrano anche 10 mila km. E non c’è niente che li annulla. Nulla. E tutto diventa così irreale, che manco in un film di fantasy.

Pensavo che fosse andata diversamente. E invece no. Ma perché? Io il mio spazio (ancora infelice), lei il suo. Ognuno col suo tempo. Il mio umorale, il suo coi bambini e con amiche (che non mi piacciono). Ci proviamo ogni giorno. Stringiamo i denti. Progettiamo contro tutto e tutti. Spero solo che il futuro ci darà ragione.