Archivi categoria: love

Quando si cresce? 

Te lo chiedi quando in giro, sui social (eh!) vedi la notte degli altri, i sabato sera, le discoteche, gli aperitivi, le uscite, la vita. Tutto torna e tutto stride. Vorresti essere fuori da quei desideri. Vorresti già essere oltre e altrove. Come se crescere automaticamente mettesse fuori dalla tua vita il divertimento e così potresti salvarti. Così potresti smetterla di guardare la vita degli altri, di fare paragoni, così potresti iniziare a godere di quello che hai. E invece sempre lì a massacrarti il cervello, a vedere quello che non hai, a guardare al passato, e a pensare ad un futuro catastrofico. Così non se ne esce. Me lo ripeto ogni giorno. Tipo mantra. Questa vita così non mi appartiene. Un tempo sorridevo. Ora per strapparmi un sorriso ci vuole un miracolo. E c’è una piccola creatura (che ancora non c’è) che già si porta dietro il peso di una responsabilità. Penso a Palermo e mi fa paura. Penso a Roma e mi fa tristezza. E se il problema fossi io? E non il luogo? Si può essere felici ovunque?  Come si fa? Che rumore fa la felicità? Dove è andata a finire ? Chi me l’ha rubata di notte? Che responsabilità ha il lavoro? Vorrei un cambiamento, forte. Spero che arrivi dalla Siviglia. Da una nuova vita. 

Quasi primavera? 

Ci sono quelle sere in cui ti metti a letto per finire una giornata della quale non sai quasi che fartene. Poi però se ci pensi hai visto il cielo e il sole d’inverno. E una luce che sembrava primaverile. Ed è subito nostalgia. Di una vita che non hai. Che forse non hai mai avuto se non nei sogni, nei desideri. E speri davvero che presto qualcosa possa cambiare, che quella luce ci sia sempre. E che sia la luce degli occhi, dell’amore.  

l’ultima notte felice del mondo

L’ultima notte felice del mondo può arrivare così mentre meno te l’aspetti, mentre in forno a 180 gradi una torta salata con salmone, zucchine e stracchino gonfia. Prende forma. Almeno lei prende forma. E si colora. Abbandona quel pallore del crudo e diventa dorata. La guardi e pensi che tutto sommato hai fatto un buon lavoro, tra una telefonata e l’altra. E un bicchiere di birra molto italiotto. Nastro azzurro. Per fortuna se apri il frigo ormai non c’è più il rischio di rimanere a secco. Qualcosa da scolare e ingurgitare la trovi sempre. L’ultima notte felice del mondo scopri che se lo scrivi su google è tra i primi risultati, prima i Baustelle. Beh, del resto è una loro idea. Io l’ho rubata. Mesi fa, oramai. L’ultima notte felice del mondo capisci che se non vuoi sentire nessuno devi solo staccare il telefono. Del resto chi ha più ormai i numeri di casa?

L’ultima notte felice del mondo Rai3 decide:  “allacciate le cinture”. E non ce la posso fare.

Casa, come il lavoro, sembra l’unico posto sicuro. Uscire è troppo, ora. Di nuovo. Chissà cosa è scattato. Fuori fa paura.  Fa freddo. Non è sicuro. Non c’è nessuna calamita che ti attrae. Quella sta sul divano, quello rosso (sempre lui).

E ad un tratto hai paura di tornare indietro. Di non avere scampo. E che ormai te la porti dietro. Forse va così per la distanza, per Siviglia, per Roma. Va così. E non diversamente.

Chissà altrove come sarebbe.

Una storia di amore, di tradimenti. Una storia consapevole.  

Gran Bretagna è una donna, alta, algida, che abita al Nord, tendente al verde ma anche al grigio. Europa è solare, è multiculturale. Cambia aspetto e umore con le stagioni. Europa guarda al futuro. Europa programma. Europa sogna. Europa sa amare. Europa è una donna, anche lei. Europa e Gran Bretagna si annusano, come cani. Si guardano, si scrutano, misurano la distanza. Giorno dopo giorno. Si informano, l’una dell’altra. E lo fanno con amici comuni. Europa e Gran Bretagna si sfiorano. Ed è una esplosione di emozioni. Un turbamento. Una vortice che le risucchia fino alle viscere e poi le fa schizzare su, fino al cielo. Così macinano chilometri in pochi metri, bruciano dentro, parlano per ore, senza fermarsi, senza badare all’oggi e al domani. Gran Bretagna è libertina. Vuole libertà. Ma è una libertà senza rispetto. E’ una libertà che fa male. Europa lo sa. Gliel’hanno sempre detto. Gran Bretagna non vuole vincoli. Rivendica spazi, tempi e modi. Si sente una donna moderna. Perché per lei modernità è questo: è tradimento. Gran Bretagna ama ma a modo suo. Gran Bretagna si annoia, cerca novità. Flirta. Una volta con una lei, poi con un lui. E lo fa per interesse. Per dimostrare a se stessa che può tutto, che è attraente, irresistibile. Europa spesso sta a guardare, intontita, finge di non capire, o realmente non capisce. Perché Gran Bretagna è come una sirena, se senti il suo canto vieni trascinato nel suo mondo. Succede perché comunque ha la sua storia: di re, di regine, di campagne verdi, di conquiste, di vittorie.

Alla fine cedono. Cedono all’amore, alla passione, ai progetti. Punti di intesa, scontri, compromessi. Stanno insieme. Volano. Atterrano. Si sfracellano.

E’ un continuo.  Europa con amore la corteggia, pur dopo averla conquistata, pur dopo essere stata conquistata. Ora dopo ora. Giorno dopo giorno. Crede di averla con sé. Per sempre. Di essere una unica cosa. Ci crede perché, in fondo, Europa è ingenua. Perché Europa scopre di vivere per lei. Europa crede che Gran Bretagna ha trovato la sua libertà in lei.

Ma non è così. Passano i giorni, i mesi e Gran Bretagna soffre. Da segni di insofferenza come Europa. Per motivi assolutamente opposti. Europa cede. Le lascia un spiraglio di libertà. Per non farla scappare e perché si fida. Ma sbaglia.

Gran Bretagna così ha il suo spazio. E se lo prende tutto. Tanto da dimenticarsi una sera di tornare a casa. Nonostante i messaggi. Colpa dell’alcol che lei camuffa con un feroce mal di testa.

Quella sera Gran Bretagna non torna. Nel suo sangue scorre alcol. Europa, a casa, lo sa. Lo intuisce. Gran Bretagna lo chiama “un momento di libertà”. Io e i miei cocktail abbiamo detto sì alla libertà. Uff!

“Europa perché dovrei stare con te? chiede Gran Bretagna. Sai che palle stai sempre a dettare regole, sempre a dire come e cosa devo fare. Sai che c’è stanotte torno quando voglio, anzi non torno”.

Europa aspetta tutta la notte. Si aggrappa con forza a quel messaggio, diventa per lei confortante, incoraggiante. Si appisola e si risveglia di mattina. E’ un risveglio con doccia gelata.

Gran Bretagna è nel post sbornia, si trascina dietro l’euforia della notte alcolica. Europa invece è lì e sembra una maestrina. Gran Bretagna quando la vede capisce di aver sbagliato, di averla persa. Ma è felice. Si capisce. Accampa scuse che non bastano.

Europa questa volta lascia la debolezza degli anni, non tentenna più e chiama gli amici. Poco dopo Gran Bretagna è fuori dalla sua vita. per sempre, sicuramente. Rimane l’amarezza. Ma anche la consapevolezza.

Primo soccorso

Ha il suo fascino. Cinquant’anni, se non di più. Un filo leggero di perle intorno al collo e due grosse perle appese alle orecchie come addobbi. La camicia sagomata che sembra, per effetto del proiettore, color perla. Di seta. Come i capelli,di un colore indefinito tra il biondo e il bianco. Sarebbe curioso se avesse 15 anni meno. Curioso? No, forse la parola giusta è interessante. Anche se io so stare solo al mio posto e credo che di questo un giorno mi pentirò. Sarà in quel momento che capirò quante cose mi sono perse. E quante cose non recupererò mai. Ho fatto rinuncia oggi. Per amore. Ancora una volta, per amore. L’ho fatta. Punto. Basta questo.  Tutto il resto verrà da se.  Oggi la mia vita sarebbe potuta cambiare o anche il contrario. Intanto è tutto rimandato. A tempi migliori. Passa il tempo e sembra non passare. Speravo di trovare più comprensione, più empatia. Mi si chiede ma non mi si dà. Funziona così. C’è un anello debole e uno forte.  E a questo giro sono, anche a questo giro, l’anello debole. E non posso essere altro che questo. Ci ho lavorato, anzi non ci ho lavorato e questo sono. Mi è tutto chiaro. Lo scelgo, lo analizzo, lo sviscero, lo frullo, lo metto in freezer per giorni come se fosse un tocco di carne macellato. Poi però non sai finché non lo mangi che sapore e che consistenza ha. Se ci sono nervature, se i pezzi andavano frullati ancora di più. Lo scopri poi. Ancora non sono arrivata alla fine della catena “dal produttore al consumatore”. E vorrei farlo per capire cosa ho frullato. E rimandare mette ansia, una attesa non necessaria. E ritorna tutto a galla come la merda. La donna merda.

io le donne le ho sempre amate

Io le donne le ho sempre amate. Pure quando non lo sapevo. E le ho amate intensamente. E non parlo di mia nonna e nemmeno di mia mamma. Anche se oggi ,che è la festa della donna, per me è anche un po’ la festa della nonna. E nonna Maria, oggi, voglio ricordarla cucinando una delle tante cose che mi ha insegnato: le striscioline di frittata coi piselli in umido.

Nonna Maria come mamma mi hanno insegnato il valore di essere donna, il rispetto, l’amore per gli altri, per i libri, per il mare, per la famiglia.

Io amo così tanto le donne che me ne sono innamorata, tanto. Ho vissuto, prima, un amore malato, incondizionato come quello di Gerda per Einar e per Lili in The Danish Girl. E ora, invece, è arrivato l’amore non solo per lei ma anche per me. Il rispetto.  Perché a volte dimentichiamo che per amare bisogna amarsi. Io la amo, ma questa volta come amo me.

mi spengo d’immenso

Una sera d’inverno vedi una foto e tutto si spegne d’immenso. Capita, anche questo, per fortuna. Così con superattico, quantobasta e the apartment mentre scopri un’altra Lei, ti accorgi che ciò che prima era un fantasma adesso è un cesso. Nella scala dei valori, scende da persona idealizzata a una ragazzina qualunque. Col suo solito sguardo, pieno di sé, pieno di inquietudine e falso. E respiro profondamente. Cara Lei, quindi, anche se continui a tormentare le mie notti infilandoti in improbabili sogni ora ti vedo per quel che sei: una ragazzina. Oggi rido, anzi ieri sera ridevo per quello che hai fatto, per la tua superficialità, per le tue cazzate, e per il tuo essere ragazzina. Sì, ragazzina perché i bambini sono puri, i ragazzini sono spesso, invece, strafottenti. Non ti auguro nulla, già come sei è la cosa peggiore che potesse capitarti e l’averti persa è la cosa migliore che mi sia mai capitata. Chissà quanto male mi avresti ancora fatto. Ora ho una donna, una famiglia che mi ama. Due bimbi e delle responsabilità. Ora ho un’altra vita. Una nuova vita. C’est la vie.

Tra ottobre e novembre

Quando sei nata ultimanottefelicedelmondo pensavo saresti rimasta per sempre uno spazio dedicato a lei. Poi le cose cambiano, a volte inaspettatamente e fortunatamente.

La notte continui a non lasciarmi in pace, da qualche parte questa rabbia dovrà pur finire. E finisce nei sogni e nei muscoli del collo sempre più contratti e tesi. Sopportano da mesi, (ma che dico!) da anni, il peso di tante delusioni, frustrazioni, mortificazioni. Sono arrivata a Roma piena di speranze, di buoni propositi, di progetti che poi si sono infranti come un bicchiere di cristallo sul pavimento. Se dovessi fare un bilancio romano sarebbe negativo. Se dovessi pensare a qualcosa di bello di questi dieci anni per prima cosa mi verrebbe in mente Mina, poi la casa. E poi farei fatica. Perché tutto il resto anche se è stato bello non lo è stato per sempre.

Nella vita arriva un momento in cui si fanno bilanci e crescendo si accettano i fallimenti e le sconfitte. Si impara a convivere con tutto questo. E da questo si riparte. Non farlo sarebbe sciocco. Però se osi, se rischi, se ti metti in gioco di nuovo sei pazza, incosciente, fuori dal mondo.

terremoto

A volte ti manca l’aria. E dove stai non vuoi stare più. Pensi tutto e il contrario di tutto nell’arco di pochi mesi. Pensi che Roma non fa più per te, perché ogni volta che esci fuori dal recinto, dai posti sicuri riaffiorano come chiodi i ricordi. E li senti nella carne.

Così ti prendi del tempo, lo fai stando a casa, complice l’influenza e lì, sullo stesso divano rosso, elabori i tuoi pensieri. Sempre gli stessi da mesi. Probabilmente da anni ma che hai stanato con qualche palliativo. Così la tua casa che hai costruito con tanto amore e tanti sacrifici devi abbandonarla. Intanto con la testa, poi arriverà il giorno in cui lo farai anche con il corpo.

Roma è ostile. Distante. Purtroppo è lei, per tante cose. Per il dolore, per l’insoddisfazione, la frustrazione. In tutte le sue forme. E io se voglio del tutto rinascere devo percorrere una strada nuova, una vita nuova.

Già cammino, corro, amo, progetto ma spesso mi volto indietro. E vedo macerie.

“Dopo il terremoto, dopo che l’energia scarica sul suolo tutta la sua forza distruttiva, c’è un attimo di silenzio, i crolli immediati cessano, le lacrime e le urla sono ancora trattenute. Poi urla strazianti, grida di dolore e di richiamo. Si fa la conta”.

In Italia dopo un terremoto si costruisce altrove. Si abbandonano i centri storici e si da vita ad un nuovo paese.  A me non piace.

 

48 ore

Me l’avevano detto ma non ci credevo. Loro parlavano, vomitavano
parole fastidiose, e io piangevo. Senza sosta. Poi succede che una
mattina ti svegli, capisci di aver dormito e ti ritrovi serena, con la
testa sgombra e con la voglia di cominciare la giornata, per vedere
come va a finire. Per sentirla.

Così ti alzi dal letto, accarezzi il cane dolcemente, tiri su la
serranda, vai verso la cucina, prendi il bicchiere e conti le gocce.
Venti. Prendi la chiave della terrazza, appesa sul calendario e ti
accorgi che martedì non hai messo la croce sul calendario e nemmeno
mercoledì. Sorridi, ti infili dei pantaloncini modello “punkabbestia”,
viola a scacchettoni, che ti scivolano, cambi la canottiera e indossi
una maglietta a maniche corte. La scegli accuratamente. Non hai voglia
di indossarne una che ti ricorda lei.

E, così, comincia la giornata. Col sorriso. Hai paura, perché in 48 ore è
cambiato qualcosa e in meglio. Ed è bello. Strano. Ma ti fa stare
bene. Non ti stacchi un secondo dal telefonino. E all’improvviso ti
senti un’altra donna.

Non sai se e cosa sarà, ma questa volta si vive day by day. Senza
fretta (anche se hai una voglia matta di vederla, di dormire con lei,
di baciarla, di stare tutti e quattro insieme). Certo hai paura
che sia un fuoco di paglia. Perché eri finita dentro ad un pozzo. E ci
hai messo mesi per risalire. Per riemergere, anche grazie agli altri,
agli amici, vecchi e nuovi. Hai una consapevolezza: da oggi nel pozzo,
se mai ci andrai accanto, potrai al massimo sederti sul bordo con le
gambe a penzoloni. Ma sai che non ci puoi cadere più. Il resto non lo
sai. Questa è la vita e a quanto
pare va vissuta.