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Di ritorno

A casa. Scrivo e fumo. E nel frattempo ricordo che ieri sera ad un certo punto ho rotto uno degli altri braccialetti colorati. Il filo era logorato, quanto me e con un raptus l’ho strappato. Non so quale dei due fosse. Non so quale desidero avessi espresso quando l’ho annodato. Ma tanto che importanza ha? Pure lui via dal mio corpo. Stanotte ho dormito con un’amica. Perché ogni tanto mi prende male. Rientrare a casa e vedere quegli scatoloni, uno sull’altro mi fa male. Non so se ho di fronte la torre di Babele di Paolo Fabbri : “Io considero la Torre di Babele un luogo dove si può vivere benissimo, perché si è continuamente costretti a tradurre la lingua e la cultura degli altri che la abitano per comprendere cosa vogliono dire, e anche per fare intendere loro con chiarezza il nostro punto di vista. Non sempre il confronto è pacifico, all’interno della mia Torre di Babele ideale quasi sempre si litiga, ci si scontra in maniera aspra. Ma il conflitto, a patto che resti nell’ambito delle idee, è sempre salutare. Perché nel conflitto si è obbligati a conoscersi bene, mentre la pace sembra fatta apposta per potersi ignorare”. Oppure una semplice e forse banale torre di Pisa. Un po’ piegata su se stessa. Ma mi piace accostarmi alla semiotica piuttosto che all’arte. Mi piace l’idea della incomunicabilità dei segni e dei significati. E la casa per ora è piena di tutto questo. Penso che ti avrò sognata anche questa notte tormentata. Oggi ho cucinato dopo tanto tempo della pasta col pesce. E ti ho pensato ad ogni pomodorino tagliato, mentre sgusciavo gamberi. Mentre Mina mi guardava triste. Non si stacca da me. Credo abbia paura che l’abbandoni. Come tu hai fatto con noi. Mi segue come un’ombra. Come io mi sento inseguita dal tuo fantasma. Ora esco di nuovo. E penso (Con qualche conferma) che ne avrai altre di donne e che non sei solo sua. E questo fa meno male. Chissà perché.