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Quando si cresce? 

Te lo chiedi quando in giro, sui social (eh!) vedi la notte degli altri, i sabato sera, le discoteche, gli aperitivi, le uscite, la vita. Tutto torna e tutto stride. Vorresti essere fuori da quei desideri. Vorresti già essere oltre e altrove. Come se crescere automaticamente mettesse fuori dalla tua vita il divertimento e così potresti salvarti. Così potresti smetterla di guardare la vita degli altri, di fare paragoni, così potresti iniziare a godere di quello che hai. E invece sempre lì a massacrarti il cervello, a vedere quello che non hai, a guardare al passato, e a pensare ad un futuro catastrofico. Così non se ne esce. Me lo ripeto ogni giorno. Tipo mantra. Questa vita così non mi appartiene. Un tempo sorridevo. Ora per strapparmi un sorriso ci vuole un miracolo. E c’è una piccola creatura (che ancora non c’è) che già si porta dietro il peso di una responsabilità. Penso a Palermo e mi fa paura. Penso a Roma e mi fa tristezza. E se il problema fossi io? E non il luogo? Si può essere felici ovunque?  Come si fa? Che rumore fa la felicità? Dove è andata a finire ? Chi me l’ha rubata di notte? Che responsabilità ha il lavoro? Vorrei un cambiamento, forte. Spero che arrivi dalla Siviglia. Da una nuova vita. 

Primo soccorso

Ha il suo fascino. Cinquant’anni, se non di più. Un filo leggero di perle intorno al collo e due grosse perle appese alle orecchie come addobbi. La camicia sagomata che sembra, per effetto del proiettore, color perla. Di seta. Come i capelli,di un colore indefinito tra il biondo e il bianco. Sarebbe curioso se avesse 15 anni meno. Curioso? No, forse la parola giusta è interessante. Anche se io so stare solo al mio posto e credo che di questo un giorno mi pentirò. Sarà in quel momento che capirò quante cose mi sono perse. E quante cose non recupererò mai. Ho fatto rinuncia oggi. Per amore. Ancora una volta, per amore. L’ho fatta. Punto. Basta questo.  Tutto il resto verrà da se.  Oggi la mia vita sarebbe potuta cambiare o anche il contrario. Intanto è tutto rimandato. A tempi migliori. Passa il tempo e sembra non passare. Speravo di trovare più comprensione, più empatia. Mi si chiede ma non mi si dà. Funziona così. C’è un anello debole e uno forte.  E a questo giro sono, anche a questo giro, l’anello debole. E non posso essere altro che questo. Ci ho lavorato, anzi non ci ho lavorato e questo sono. Mi è tutto chiaro. Lo scelgo, lo analizzo, lo sviscero, lo frullo, lo metto in freezer per giorni come se fosse un tocco di carne macellato. Poi però non sai finché non lo mangi che sapore e che consistenza ha. Se ci sono nervature, se i pezzi andavano frullati ancora di più. Lo scopri poi. Ancora non sono arrivata alla fine della catena “dal produttore al consumatore”. E vorrei farlo per capire cosa ho frullato. E rimandare mette ansia, una attesa non necessaria. E ritorna tutto a galla come la merda. La donna merda.

Ancora

Più si avvicina, più si allontana. Potrebbe essere una affermazione ma anche una domanda. E, manco a dirlo, la risposta non la conosco. Sarebbe bello però che fosse realmente così. E forse solo così si spiegano le lacrime di domenica. Il cercarsi allo specchio con il volto rigato dal pianto. Accendersi una sigaretta. Respirarla, con la stessa intensità di un anno fa. Nello stesso salone, del libro. Nella stessa Torino. Come se il tempo si fosse fermato. Mi fa paura. Mi angoscia. Mi disorienta. Dicono che è normale. Sarà la ricorrenza, la rabbia che non mi abbandona.  Ancora. Cerco spiegazioni e le trovo (più gli altri che me) nel futuro, nel presente. In quello che sto per fare. Se va bene avrò qualcosa, qualcuno di bello a cui pensare. Sarò costretta a guardare al futuro. Come se tutto il resto non bastasse. Io per prima.

partenze

Un’altra separazione. Un altro viaggio. Un altro ritorno a Roma. Un altro volo Ryanair che assomiglia sempre più ad un suq. Chiudere gli occhi è impossibile. Riposare la mente anche. Una proposta dietro l’altra: il gratta e vinci, il profumo, il caffè lavazza, il dolce e il salato. Se pensassi di essere un po’ fortunata acquisterei un gratta e vinci. E se pure la vita fosse un gratta e vinci ? Allora ci proverei. Prenderei tra le mani il biglietto patinato e colorato e con una moneta scoprirei i numeri.

Da qualche settimana la mia postazione di lavoro si è trasformata in un terminale dell’adecco. Trascorro le ore a mandare curriculum. Prima solo su Palermo. Ora anche su Roma e in Spagna. Le cose cambiano. E ciò che prima ti sembrava impossibile ora ti sembra quasi normale. Necessario.

Roma non fa per me. Non è il lavoro, almeno non è solo quello.
È la vita che ti cambia. È la vita che cambia. Roma appartiene a un passato che non mi ha reso felice se non per brevi istanti.

Sono ospite. Mi sento a mio agio solo a casa o in ufficio. E non sempre. E infatti sono quelli i posti che frequento di più. Mio malgrado. Guardo casa e vorrei renderla più mia. Poi però mi chiedo se davvero ne valga la pena visto che dovrò lasciarla. Perché lo voglio.