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gassa d’amante e trinacrias

Quando anche io decisi di averne uno uguale, lei non voleva regalarmelo perché sosteneva che rappresentava la sua anima nera. E che io ero, invece, un’anima bella. Poi si convinse, ne comprò uno e me l’annodò al polso. Un laccio nero. Di cuoio. Un solo giro con un doppio nodo. Intorno al suo polso invece i giri sono di più. A settembre di due anni fa decisi di mettere un ciondolo. La mia isola. Ora il braccialetto è rovinato e sono giorni che penso di acquistarne uno nuovo per non perderla (lei o l’isola?). Stanotte nel sogno andavo in un negozio di articoli nautici. Pieno di cime. Colorate. Ne sceglievo una. Blu notte. Piccola, in realtà era un cordoncino sottile. Il ragazzo del negozio mi diceva che per annodarla dovevo fare il nodo “trinacrias”, mi indicava però sul pannello una gassa d’amante. Con la cima tra le mani mi accorgevo che in realtà la cima alla fine aveva un prolungamento. Due pezzi di cinghia, di cotone o molto più probabilmente di un materiale sintetico. Rassegnata e sconsolata lo ripongo al suo posto, nell’espositore.

Stamattina dopo la quotidiana croce sul calendario, in bagno ho fissato il bicchiere col disegno di Mirò che contiene gli spazzolini. Sono tre. Uno mio e due suoi. Non riesco a buttarli. E quando compro il dentifricio prendo sempre quello che piaceva a lei, che per la cronaca a me fa schifo. Ho però, col cambio stagione, riempito il suo armadio e il suo cassettone. In frigo in compeso ci sono due barattoli di yogurt, da tre mesi. Fate voi.

Ah, la gassa d’amante mi pare il nodo perfetto.

trinacrias
trinacrias