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mi spengo d’immenso

Una sera d’inverno vedi una foto e tutto si spegne d’immenso. Capita, anche questo, per fortuna. Così con superattico, quantobasta e the apartment mentre scopri un’altra Lei, ti accorgi che ciò che prima era un fantasma adesso è un cesso. Nella scala dei valori, scende da persona idealizzata a una ragazzina qualunque. Col suo solito sguardo, pieno di sé, pieno di inquietudine e falso. E respiro profondamente. Cara Lei, quindi, anche se continui a tormentare le mie notti infilandoti in improbabili sogni ora ti vedo per quel che sei: una ragazzina. Oggi rido, anzi ieri sera ridevo per quello che hai fatto, per la tua superficialità, per le tue cazzate, e per il tuo essere ragazzina. Sì, ragazzina perché i bambini sono puri, i ragazzini sono spesso, invece, strafottenti. Non ti auguro nulla, già come sei è la cosa peggiore che potesse capitarti e l’averti persa è la cosa migliore che mi sia mai capitata. Chissà quanto male mi avresti ancora fatto. Ora ho una donna, una famiglia che mi ama. Due bimbi e delle responsabilità. Ora ho un’altra vita. Una nuova vita. C’est la vie.

E di nuovo cambio casa

Una lunga telefonata con superattico a parlare delle omonime, a immaginare un ritorno non immediato ed ecco come fottersi una notte. Di sogni che sembrano veri e belli. Così questa notte lei tornava a casa ma in quella di Palermo. Prendeva le sue cose in una Milano deserta e con fermezza e il suo sguardo versione sincera mi diceva “ti aspetto a casa”. Ma era quella di Roma. E io suggerivo di cercarne un’altra insieme come se questa fosse ormai contaminata da brutti ricordi. Un sogno in cui ero felice, tanto felice da non volermi svegliare in piena notte per andare a fare la pipì. Poi apro gli occhi e non capisco dove sono. La luce fioca dell’alba o forse dei lampioni mi aiuta dopo qualche secondo a capire che sono nel mio letto, da sola. Piazzata al centro come una regina tra due cuscini. Finalmente dopo essermi guardata in giro trovo la porta della stanza, intravedo le teste di moro, lo scrittoio liberty, la sedia arancione con le ruote, i Dvd nella libreria. Capisco che è un sogno, che purtroppo è solo un sogno. O un segno? Mi alzo. E vado in bagno. Torno a letto. Chiudo gli occhi e cerco ancora le sue parole, i suoi occhi, la sua mano. Mi riaddormento serena, incosciente. Quando suona la sveglia mi sento avvolta da una leggera malinconia. E mi ritrovo nella vita reale. E lei non c’è.

 

 

metti una sera a cena

Piove. Prima di arrivare a destinazione spunta l’arcobaleno. Sono in macchina con superattico. Scatta foto d’ordinanza che subito viene condivisa nel mondo virtuale. Funziona così, ormai. Lei, la piccola francese, sta al numero 3 di una via vicino Villa Torlonia. Secondo piano, credo. Mi guardo intorno: un pianoforte con due spartiti, metri di libri che riempono gli scaffali, due divani, una poltrona, una piastra per vinili, un candelabro con cinque o forse sette braccia. Sette come noi a tavola. Cinque donne e due uomini. Più che altro sembra una riunione LGBT. Ognuno a vomitare la sua storia, la propria tragedia. Anzi sembra più un incontro di terapia di gruppo. Poi il colpo di scena: Pop ha un blog e qualche giorno fa lei le ha scritto per complimentarsi. Sarà il primo complimento di una lunga serie. E io rido. Scatta strategia. E vedremo come va a finire. So solo che non cambierà mai. Ecco, anche queste sono certezze. Il vino scorre nelle vene e nella testa. I calici si svuotano velocemente. Le bottiglie anche, una dopo l’altra. Perdiamo il conto. Superattico e la francesina si alternano alla chitarra. Canzoni italiane e non. Cantiamo, quasi urliamo, come se volessimo liberarci di qualcosa. Battisti, la Vanoni, Carmen Consoli, Rino Gaetano fino ad arrivare a Baglioni. Ci salva la musica. Scopriamo amici in comune. Amici di ex. Amici di amici. E così via per tutta la serata, a fare curtigghio. Anche questa è la nuova vita. Se solo…non lo scrivo. E’ una boccata di ossigeno. In macchina al rientro chiedo a superattico: ma si vede che sono lesbica? Si perché ogni tanto mi chiedo se si capisce, se sono respingente, se non sono pronta. Se le altre donne mi guardano come faccio io. Se ci sarà qualcuna dopo di lei. Je suis prêt