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E di nuovo cambio casa

Una lunga telefonata con superattico a parlare delle omonime, a immaginare un ritorno non immediato ed ecco come fottersi una notte. Di sogni che sembrano veri e belli. Così questa notte lei tornava a casa ma in quella di Palermo. Prendeva le sue cose in una Milano deserta e con fermezza e il suo sguardo versione sincera mi diceva “ti aspetto a casa”. Ma era quella di Roma. E io suggerivo di cercarne un’altra insieme come se questa fosse ormai contaminata da brutti ricordi. Un sogno in cui ero felice, tanto felice da non volermi svegliare in piena notte per andare a fare la pipì. Poi apro gli occhi e non capisco dove sono. La luce fioca dell’alba o forse dei lampioni mi aiuta dopo qualche secondo a capire che sono nel mio letto, da sola. Piazzata al centro come una regina tra due cuscini. Finalmente dopo essermi guardata in giro trovo la porta della stanza, intravedo le teste di moro, lo scrittoio liberty, la sedia arancione con le ruote, i Dvd nella libreria. Capisco che è un sogno, che purtroppo è solo un sogno. O un segno? Mi alzo. E vado in bagno. Torno a letto. Chiudo gli occhi e cerco ancora le sue parole, i suoi occhi, la sua mano. Mi riaddormento serena, incosciente. Quando suona la sveglia mi sento avvolta da una leggera malinconia. E mi ritrovo nella vita reale. E lei non c’è.

 

 

Appropriazione indebita

art. 646 del Codice Penale:

« Chiunque, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, si appropria il denaro o la cosa mobile altrui di cui abbia, a qualsiasi titolo, il possesso, è punito, a querela della persona offesa con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a € 1.032.Se il fatto è commesso su cose possedute a titolo di deposito necessario, la pena è aumentata. Si procede d’ufficio se ricorre la circostanza indicata nel capoverso precedente o taluna delle circostanze indicate nel n. 11 dell’articolo 61. »

l’articolo parla chiaro. e allora si tratta di appropriazione indebita. di un’ultima caduta di stile. perché davvero questo è stato. è andata via nel peggiore dei modi. portandosi via anche una nostra foto che nella migliore delle ipotesi riporrà in un cassetto, o dentro ad un libro. Almeno lo spero, perché se la lascia sul comodino (avrà pure un comodino) lo troverei disgustoso. E poi i vinili. Certo pensare che avrebbe mantenuto la promessa che si sarebbe presa solo quelli regalati da Luca era proprio da deficiente. E infatti ne ha portati via degli altri comprati insieme. Che poi non ha la piastra (manco quella della cucina) quindi dove mai li ascolterà? Non lo so e non lo voglio sapere. Una calamita, un libro regalato a lei che non avevo messo nelle scatole perché la signora non ama leggere libri già letti, libri usati, e io mi ero permessa di farle questo sgarbo. Una calamita e un segnalibro. Poca roba, rispetto a tutto il resto. A come mi ha lasciata e a cosa si è portata via di me.

Miao

Il gatto ha chiamato. “Non so sei stata informata che farò parte della delegazione che viene a ritirare i prigionieri di guerra, tipo scambio Germania- URSS”. Lui lo trova divertente. E mi chiede di ospitarlo fino a “domingo”, quando ripartiranno per Milano. So, però, solo io quanto mi è costato mettere parte della mia vita dentro degli scatoloni”. Ecco è appena arrivato un messaggio. Dorme dai suoi zii. O si è reso conto che non era il caso, o il contrordine è arrivato da altri. Chissà, io tiro un respiro di sollievo intanto. Forse solo sabato dovrò accollarmi la sua presenza. Ma a questo punto spero proprio che non sia così.  Visto che io il coraggio di dire di no non l’avuto. Per mille motivi. Due giorni insieme a Gerusalemme. E’ il suo migliore amico. E gli voglio bene. Ma del resto, nonostante tutto e tutti, la amo ancora. Oggi è giornata di altalena.

Seitan e street art

Seitan. “Usa l’immaginazione”. Così ha scritto altrove. Non so che sapore abbia e di certo scoprirlo ora non è la mia priorità. Anzi. Probabilmente l’ho mangiato. Sicuramente. Ma per ora tendo a rimuovere. Quindi è come se mi trovassi di fronte a una “tabula rasa”. Vado su Google e scopro che “il seitan è un alimento altamente proteico ricavato dal glutine del grano tenero o da altri cereali, un vero e proprio concentrato alternativo alle tradizionali fonti proteiche di origine animale. Secondo la ricetta tradizionale, il seitan si ottiene estraendo il glutine dalla farina di frumento; successivamente lo si impasta e lo si lessa in acqua insaporita con salsa di soia, alga kombu e altri aromi. Di aspetto simile alla carne, il suo sapore è invece più delicato e la sua consistenza più morbida, anche se spesso quest’ultima varia da un tipo di seitan all’altro”. Bene, caro seitan già mi stai antipatico. Tu non sai perché ma io si.

Cero di allontanare dai miei pensieri il seitan e la sua bacheca. E spero che la destinataria del messaggio rimanga soffocata da questa strana cosa.

Ritorno a me. Penso a quello che mi piacerebbe fare. Girare. Conoscere mondi. E di mondi ce ne sono tanti. Anche dietro l’angolo, senza bisogno di prendere il passaporto, di imbarcarsi su un aereo o di attraversare l’Italia sulle rotaie. L’isola felice puoi trovarla su un muro, dietro un albero, nel succo di una ciliegia o in una goccia di xanax (sdrammatizzo, è l’unica!). Sicuramente non può stare a casa, per ora. Piena di scatoloni e vuota di tante cose. Per prima lei. Lei che adesso dice di dover ricominciare da zero e di essere spaventata. E ad un tratto escono senza filtri espressioni romane: ma li mortacci tua. Rende bene, ma forse non abbastanza. Quindi primo passo: fare quello che mi piace. Scrivo ad Alice e le chiedo se posso seguirla un giorno, anche due, nella sua giornata di lavoro. Magari a bordo della vespa potremmo fare un “tour” alla ricerca delle sue opere, sui muri di Roma. E’ una idea, che mi fa star bene. Poter raccontare e vivere altro. Vedere nuovi mondi ed emozionarmi, di nuovo. Spero che dica di sì. Nel frattempo cerco altri artisti, di strada. Deve essere un viaggio, una scoperta, una riscoperta. Lo zaino è pronto. La macchina fotografica è carica e la penna il taccuino nella mia borsa non mancano mai.

oui
oui

 

chissà che fine fanno i ricordi col tempo (youth)

Sorrentino bocciato. Scontato e banale. Nessuna emozione. Forse solo qualche dialogo è da salvare. Appena qualche frame. Io promossa. Avevo il biglietto della lotteria in mano, quello vincente. Quello che cerco da mesi e l’ho strappato. Perché non ne avevo bisogno. E’ per questo che ti ho detto no. Ho detto no alla tua “bella serata” che volevi trascorrere con me. Per mesi ti ho chiesto di vederci. Adesso che parti, che lasci Roma hai deciso che volevi salutarmi ma che non era un addio. Troppo facile. Hai deciso sempre tu. E pensi che io sia come le altre. Ti sbagli. Pensi che tutto si possa risolvere andando a vedere una mostra, con una cena. Non è così. Mi hai lacerato. Mi hai messo in crisi. Te ne sei andata da casa in 12 ore. Lasciandomi da sola. Ti ho cercato e spesso non hai risposto. Ti ho chiesto aiuto e non potevi darmelo, non volevi. Ecco, sinceramente non potevamo salutarci come se nulla fosse accaduto, come se una spugna potesse assorbire il caffè rovesciato da una tazzina di vetro. Un colpo di spugna sulla tua coscienza. Senza lasciare una traccia, una macchia. E’ la cosa che desidero di più, vederti, essere di nuovo tua  ma io ti amo e tu no. Sei già di un’altra. Ieri ho iniziato a preparare gli scatoloni con le tue cose. Ho fatto fatica a capire cosa fosse mio e cosa fosse tuo. Mi sentivo dentro un film e mi immaginavo ad impacchettare libri strappati, piatti rotti e cocci di vetro. Ma ci sto provando. Sto provando a separarmi da te, da una illusione. Dalla tua leggerezza. Crescerai prima o poi e imparerai a non fare più male. Io sto qua. Non so per quanto tempo ancora. Forse per sempre, forse fino a stasera. Chissà.