Costanza, questa sconosciuta

Non riesco ad essere costante. E alla fine torno qua nei momenti peggiori.

Quando tutto sembra crollare come un castello di carte. Quando una dietro l’altra arrivano notizie che puntellano il tuo precario equilibrio.

E così mentre l’uomo del Colle pare abbia detto di no io mi accingo a dover scegliere una vita diversa da quella che avevo pensato.

Vado a ritroso. E cerco l’errore. E ne trovo troppi. Tanti. Valutazioni sbagliate, investimenti errati, acquisti insensati e tutto per mettere dei paletti, per affermare con forza una identità. Una qualsiasi. Un ruolo che non c’è più o forse non c’è mai stato.

Sospesa. Nuotando nell’aria, quando va bene. In attesa di scelte altrui. Come se quello che voglio io non conti nulla, come se possa solo subire senza determinare. E così si fa avanti a tentoni, a spizzichi e bocconi.

E finché sarà così? Finché dovrò stare alle scelte degli altri. Scegliere. Come si fa ?

E così mi ritrovo senza una casa, un amore, un lavoro, una prospettiva, un futuro. Ma per gli altri è una scelta mia. Perché un lavoro e una casa ce l’ho. Poi che importa se non ci sto bene in quella dimensione, se è una non dimensione.

Nulla perché siamo in un tempo in cui conta l’avere. Qualsiasi esso sia. Quindi silenzio. Non lamentarti. Non pretendere, non sognare, non amate, non vivere, non credere, non sperare. Basta sopravvivere come se fosse l’unico obiettivo di vita.

E tutto il resto non vale niente. Basso profilo. Poi c’è chi avvita e spreca tempo prezioso, chi si ammala e non ha più. Chi decide che il tempo a disposizione è troppo e lo abbandona. E la sopravvivenza va avanti.

Avanti, il prossimo magari fosse il futuro.

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